L'utilizzo dei residui di estrazione
- Irene Balducci
- 31 ago
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Trasformare i sottoprodotti industriali in nuove risorse è un principio fondamentale dell'agricoltura sostenibile e della bioeconomia circolare.
I prodotti di scarto dell'estrazione dell'olio essenziale di Rosmarinus officinalis, costituiti sia dalla biomassa esaurita che dai residui acquosi, sono ricchi di composti bioattivi come fenoli e terpeni, che potrebbero rappresentare un'opzione promettente ed economicamente sostenibile per la gestione agricola, in particolare nel controllo delle infestanti.
Il progetto INSOLE ha potuto valutare il potenziale dei residui acquosi come bioerbicidi, attraverso esperimenti in vitro che hanno analizzato gli effetti inibitori di questi materiali per la germinazione e lo sviluppo di radici e germogli di alcune specie di erbacce, dannose per i sistemi colturali temperati: Alopecurus myosuroides, Lolium multiflorum, Sinapis alba e Amaranthus retroflexus.
I risultati hanno mostrato una riduzione della germinazione di Amaranthus retroflexus in dipendenza della dose di sostanza applicata, e ritardi nella germinazione di tutte le altre specie testate, con una promettente applicazione dei residui acquosi da estrazione per la regolazione delle interazioni competitive tra infestanti e colture, nelle prime fasi di crescita delle colture.
In prospettiva, i residui dei processi di estrazione possono rappresentare una possibile soluzione sostenibile da includere tra gli strumenti di gestione integrata delle infestanti, diventando così un buon esempio di valorizzazione degli scarti di produzione degli oli essenziali.
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