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Le piante officinali in regimi idrici limitati

A causa dei cambiamenti climatici, la disponibilità di risorse idriche è in costante diminuzione e costituisce una sfida cruciale sia per l'agricoltura che per la sicurezza alimentare a livello globale. Di conseguenza, negli ultimi anni, si è assistito a un notevole aumento dell'interesse nei confronti delle piante a basso fabbisogno idrico come le piante officinali.

Queste rappresentano una promettente opportunità poiché è stato osservato che nelle regioni aride e semiaride, come il bacino del Mediterraneo, la ridotta disponibilità di acqua può influire su diverse induzioni del metabolismo, inclusa la biosintesi dei metaboliti secondari, tra cui gli oli essenziali.


Gli oli essenziali per definizione, sono una miscela complessa di molecole appartenenti a varie classi chimiche, come alcoli, eteri, aldeidi, chetoni, esteri, fenoli, terpeni (monoterpeni, sesquiterpeni) e cumarine.

La composizione degli oli differisce per ogni specie o sottospecie di piante officinali, e la produzione, sia in quantità che in qualità, dipende da molteplici variabili, tra cui il regime di irrigazione e il tipo di acqua utilizzata per l'irrigazione.

In condizioni idriche limitate, la resa è correlata alla capacità di resistenza alla siccità e/o dall'efficienza dell'uso dell'acqua (WUE, Water Use Efficiency).


Alcuni studi hanno esaminato l’influenza dell'irrigazione deficitaria sulle caratteristiche morfologiche e fisiologiche della resa delle piante come il rosmarino, il timo e la lavanda, considerando la loro abilità di svilupparsi anche in ambienti più avversi. Queste essenze saranno oggetto degli studi del progetto Insole al fine di individuare nuove strategie produttive e di estrazione il più possibile efficienti e sostenibili.

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